Published on September 26, 2007 at 9:16 PM
Secondo un nuovo studio dai ricercatori nei bambini degli Stati Uniti a rischio del tipo 1 di sviluppo il diabete può potere diminuire quel rischio consumando gli acidi grassi omega-3 nella loro dieta.
I ricercatori dalle Università di Colorado e di Florida ed i Sistemi Molecolari di Roche, hanno intrapreso gli studi che fanno partecipare 1.770 bambini considerati come ad ad alto rischio del diabete di sviluppo di tipo 1.
I bambini hanno partecipato allo studio dall'età di due e sono stati seguiti per una media di 6,2 anni.
I bambini sono stati considerati come ad ad alto rischio per il diabete di sviluppo di tipo 1 se avessero un genotipo di HLA (antigene umano del leucocita) o avessero un membro della famiglia soffrire dalla circostanza.
Le Loro madri sono state chieste di compilare ogni anno un questionario di frequenza del prodotto alimentare (FFQ) del periodo di studio quale hanno coperto 111 alimento differente.
Dopo i fattori quale storia della famiglia del diabete di tipo 1, l'apporto calorico e l'assunzione totale dell'acido grasso omega-6 è stata tenuta conto, i ricercatori ha trovato che un'assunzione aumentata degli acidi grassi omega-3 è stata associata con una riduzione di 55 per cento del rischio di sviluppare il diabete di tipo 1.
L'Autore principale Jill Norris dice che i risultati di studio indicano che un più alto consumo di acidi grassi totali omega-3 è associato con un più a basso rischio dell'autoimmunità dell'isolotto (IA) in bambini al rischio genetico aumentato di diabete di tipo 1.
Gli Esperti credono che il diabete di tipo 1 sia una malattia autoimmune quella risultati nella distruzione di beta celle producenti insulina nel pancreas; sebbene la malattia pricipalmente pregiudichi i bambini, la causa esatta rimane poco chiara.
il diabete di tipo 1 è trattabile là non è maturazione; probabilmente è influenzato sia dai fattori ambientali che genetici.
Lo Sgombro, le sardine, lo sgombro ed il salmone sono ricchi del pesce in omega-3.
Lo studio è pubblicato nell'ultima edizione del Giornale di American Medical Association.
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